Accaparramento del terreno agricolo, Ue ed Italia sono tornate ai tempi del latifondo
Non si può neanche più suggerire ai disoccupati di andare a zappare la terra. In Europa e in Italia si diffonde l’accaparramento di enormi estensioni di terreno agricolo da parte di pochi ricchi. Il land grabbingnon è più un fenomeno da Terzo Mondo, o forse anche noi stiamo entrando nel Terzo Mondo.
Negli Stati ex sovietici e negli ex Paesi satelliti dell’Urss (Ucraina, Bulgaria, Romania) hanno fatto shopping di campi oligarchi russi e società cinesi o mediorientali; nell’Unione Europea l’accaparramento si manifesta soprattutto attraverso la concentrazione delle proprietà fondiarie.
Il fenomeno è netto in Italia, dove le aziende agricole sono 1,6 milioni. Di esse, appena 15.000 (lo 0,93%) si spartiscono oltre il 26% dell’intero terreno coltivabile. Allargando ulteriormente la prospettiva, 100.000 aziende (il 6,3%) controllano complessivamente il 46,6% del terreno coltivabile.
Simmetricamente il 93,7% delle aziende agricole – ossia 1,5 milioni – deve accontentarsi di coltivare complessivamente solo il 53,4% dei campi italiani. L’unico paragone possibile è quello con i latifondi della Sicilia ai tempi dei Borbone.
I dati sono stati diffusi ieri dal network di ricercatori riuniti nel Transnational Institute, di cui fa parte anche la famosa Via Campesina. Il rapporto (qui la sintesi) si intitola “Land concentration, land grabbing and people’s struggles in Europe”.
Nell’Unione Europea la metà di tutto il terreno coltivabile è spartito fra il 3% delle aziende.
In Germania a metà degli Anni 60 i proprietari terrieri erano 1,2 milioni. Ora non raggiungono i 300.000. Contemporaneamente il terreno occupato dalle piccolissime aziende familiari è sceso da 123.000 a 20.000 ettari circa. In Andalusia (Spagna) il numero delle aziende agricole è diminuito del 65% circa e il 2% dei proprietari terrieri possiede la metà della terra coltivabile.
La concentrazione della proprietà terriera, dice il rapporto, è stata incoraggiata perchè i contributi dell’Ue all’agricoltura sono strutturati in modo tale da privilegiare le grandiaziende e non ricadono affatto sul territorio come una benefica pioggia uniforme.
Nel caso dell’Italia, lo 0,29% delle aziende agricole ha ottenuto il 18% dei contributi europei. All’interno di questo ristretto gruppo, 150 aziende da sole hanno ricevuto il 6%dei contributi destinati all’Italia.
Il rapporto del Transnational Institute sottolinea che la concentrazione in poche mani del terreno agricolo è un grave errore e i Governi europei farebbero bene ad invertire immediatamente la rotta.
Infatti le piccole aziende contadine hanno un ruolo chiave nel garantire la sovranità alimentare ed offrono alternative valide alla crisi economica ed ecologica globale.
Ilva di Taranto: domenica il referendum
Domenica a Taranto si terrà una consultazione referendaria che potrebbe ribaltare il destino eterodiretto degli impianti Ilva e dell’ambiente circostante.

Se infatti la Corte Costituzionale ha decretato legittima la legge cosiddetta salva-Ilva, ed ha quindi rigettato i ricorsi presentati dalla procura di Taranto giudicandoli inammissibili ed infondati, dall’altra parte c’è la consultazione referendaria che si terrà domenica prossima a Taranto e che potrebbe ribaltare le sorti della siderurgia, e dell’ambiente, nella città pugliese.
Il primo quesito che verrà sottoposto all’attenzione dei tarantini recita:
Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’ acciaieria Ilva?
Il secondo quesito invece è più specifico e riguarda l’area a caldo dell’acciaierie Ilva:
Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?
Il destino di Taranto passa, per la prima volta nella storia di questa città, dalle mani dei suoi cittadini: la sentenza della Corte Costituzionale, che si rispetta applicandola ma si può contestare discutendola, conferma l’esigenza di tutelare prioritariamente l’industria dell’acciaio ed i suoi interessi piuttosto che la salute pubblica ed ambientale.
Secondo quanto dichiarato dall’ex parlamentare radicale Elisabetta Zamparutti (che su Taranto ha presentato numerose interrogazioni parlamentari, spesso rimaste lettera morta), e dai radicali Sergio D’Elia e Annarita Digiorgio:
La vittoria del “sì” imporrebbe la ricerca di un’alternativa allo stato attuale che prolunga l’agonia di un impianto obsoleto in nome di una politica industriale legata ad un’idea di sviluppo insostenibile. Invitiamo quindi tutti i cittadini di Taranto, domenica 14 aprile, ad andare a votare.
Il referendum, che non vedrà il terzo quesito promosso dal Comitato Taranto Futura perchè giudicato inammissibile (era relativo agli indennizzi), si basa su due quesiti chiari, limpidi come limpida era un tempo l’acqua del mar piccolo nel golfo della città: non ci sono i classici orpelli“votare si per dire no” o viceversa.
Secondo indiscrezioni, dai risultati del registro Tumori a Taranto, istituito recentemente, emergerebbe un quadro fortemente preoccupante: nel periodo tra il 2006 ed il 2008 sembra che a Taranto ci si ammali statisticamente con più rilevanza rispetto al resto d’Italia. Secondo alcune analisi enunciate in un convegno organizzato oggi a Taranto da Save The Children nel sangue dei bambini tarantini è presente piombo in quantità, un metallo probabilmente cancerogeno per l’uomo (e che certamente non si trova, da solo, nel sangue umano).
Il potere dello Stato si scontrerà domenica con i veleni che uccidono la popolazione; un potere grande, gestito lontano da Taranto: la nomina di Enrico Bondi a nuovo amministratore delegato di Ilva altro non è che un passaggio in più per delineare questo potere, che porta in un modo o nell’altro sempre sul Colle Quirinale di Roma: la decisione del Cda Ilva, che ha confermato Presidente Bruno Ferrante, è un tassello verso la normalizzazione della situazione, ma in verità è evidente che c’è dell’altro.
Nell’ultimo anno Bondi (ex amministratore straordinario di Montedison e Parmalat) ha goduto di una vera e propria escalation della sua carriera: da sempre intimo del presidente Monti, Bondi è stato nominato commissario alla Revisione della Spesa dello Stato italiano il 30 aprile 2012: un commissario straordinario per la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo. Nominato con decreto legge, si è dovuto dimettere meno di un anno dopo (il 7 gennaio 2013) a causa di pressioni politiche dovute al suo nuovo ruolo di supervisore alle liste di Scelta Civica con Monti.
Notizie dal Forum Sociale Mondiale di Tunisi
Con dighe e miniere non c’è sviluppo
Dal Forum Sociale Mondiale a Tunisi – “Le multinazionali energetiche e minerarie vengono nei nostri paesi e quello che si aspettano da noi è che, come cinquecento anni fa, abbassiamo la testa e diciamo sì signore. Noi però non ci pieghiamo. Usciamo in strada a protestare pacificamente e non sappiamo in quanti torneremo a casa. Ma non ci fermiamo” dice Nicanor Alvarado Carrasco del Poject Conga nell’Amazzonia Peruviana.
Al Forum mondiale di Tunisi si discute della perversa relazione tra sfruttamento idroelettrico ed estrazione mineraria.Una relazione indissolubile, considerando che la maggior parte dei nuovi impianti che vengono costruiti nei paesi del sud non sono destinati a produrre energia per le persone, bensì per alimentare le grandi miniere che estraggono materie prime necessarie per il nostro insostenibile stile di vita.“Quante dighe si possono costruire su un fiume?” chiede provocatoriamente Maduresh, attivista del movimento Save Narmada Movement, che da 27 anni si batte per salvare l’omonimo fiume indiano: “Sul Narmada ce ne sono più di mille, di tutte le dimensioni”. Save Narmada Movement negli anni ’90, grazie ad una fortissima solidarietà internazionale, aveva avuto la meglio sulla Banca mondiale, allora principale finanziatore dei grandi sbarramenti, imponendo uno stop durato meno di dieci anni.
A partire dal 2005 la realizzazione dei progetti idroelettrici ha subito una nuova impennata, non solo a causa dell’alleanza di multinazionali e governi corrotti nell’imporre un modello economico basato principalmente sull’estrazione e l’esportazione delle materia prime, ma anche a causa del Meccanismo di sviluppo pulito inserito negli accordi sul clima siglati a Kyoto. Questo permette alle multinazionali del nord di continuare ad emettere CO2 in cambio dello sviluppo di progetti di energia rinnovabile nel sud del mondo.
Un triplo business per le multinazionali occidentali dell’energia, che guadagnano dalle centrali a carbone in Europa, dall’idroelettrico nel sud del mondo e dalla vendita sul mercato dei crediti di carbonio dei certificati di riduzione delle emissioni (CER). Sui CER è inoltre possibile strutturare prodotti finanziari derivati, aggiungendo anche un quarto potenziale guadagno. Re:Common e il Forum italiano dei movimenti per l’acqua hanno illustrato durante la riunione l’esperienza della rete StopEnel, nata con lo scopo di contrastare in maniera sistemica il modello energetico dell’impresa elettrica nazionale e unire le comunità negativamente colpite dai suoi progetti in Italia, America latina ed Europa dell’Est.
Presente anche una folta delegazione di iracheni e kurdi, che grazie anche all’impegno dell’associazione “Un Ponte per…” hanno unito le forze per fermare insieme la costruzione della diga di Ilisu nel Kurdistan turco, recentemente bloccata dalle autorità giudiziarie turche a causa dell’assenza di un’adeguata valutazione di impatto ambientale. Il rafforzamento della lotta contro le dighe e le miniere appare oggi un nodo cruciale per prevenire nuove catastrofi ecologiche.
Di Caterina Amicucci pubblicato su Altreconomia.it
Roccapiemonte. Il TAR boccia la Gori. Acqua nelle mani del comune
Acqua pubblica: il Tar di Salerno giudica inammissibile il ricorso presentato dalla Gori contro il Comune di Roccapiemonte, unico centro del territorio a non aver ancora ceduto le reti idriche alla società privata. Una prima significativa vittoria per il piccolo centro dell’Agro nocerino, che da otto anni, è in prima linea
per scongiurare il rischio privatizzazione. Un vero e proprio braccio di ferro quello tra la Gori e il Comune, che nonostante la sentenza emessa nei giorni scorsi, è comunque, destinato a proseguire.
La Gori aveva impugnato alcune ordinanze firmate dal sindaco Andrea Pascarelli e una delibera di consiglio comunale, con le quali l’amministrazione comunale aveva disposto che la gestione del servizio idrico integrato doveva conutinuare ad essere espletato dalle strutture comunali. I giudici del tribunale amministrazione, nella sentenza hanno evidenziato «che l’ordinanza contestata è stata revocata e che la delibera di consiglio, essendo un atto di indirizzo contrario al passaggio della gestione del servizio idrico integrato alla Gori, non è un atto a contenuto direttamente lesivo».
I giudici hanno anche respinto la richiesta di risarcimento danni, avanzata dalla Gori che aveva chiesto circa due milioni di euro. Dopo otto anni di battaglia, arriva un primo significativo risultato per l’amministrazione rocchese e per i comitati che si battono per la gestione pubblica dell’acqua. la sentenza non risolve definitivamente la diatriba. La Gori, infatti, ha già presentato un nuovo ricorso al Tar di Napoli contro una nuova ordinanza emessa dal sindaco per evitare la cessione delle reti idriche. Il sindaco Pascarelli, però, si dice soddisfatto dopo questo primo importante traguardo.
«Questa sentenza ci stimola a proseguire nel solco tracciato e ad andare avanti nella battaglia contro la privatizzazione dell’acqua -ha affermato il primo cittadino-. Inoltre, credo che l’attuale momento politico sia più favorevole rispetto al passato; altri sindaci insoddisfatti della gestione Gori sembrano propensi a far sentire la loro voce. La sentenza del Tar di Salerno è per noi importante anche perchè i giudici non hanno accolto la richiesta di risarcimento danni». Sulla stessa scia l’assessore Luisa Trezza: «E’ una bellissima notizia – ha commentato-, anche se non dirime questioni di fondo, la sentenza rende valida la strategia di resistenza del comitato e del comune di Roccapiemonte. Non cantiamo vittoria ma siamo pronti a continuare la lotta che abbiamo avviato contro la privatizzazione dell’acqua»
Tiziana Zurro - Fonte: http://www.agro24.it
Conferenza Stampa ALEX ZANOTELLI 28-11-2012
LA RETE CIVICA ATO 3 PER L’ACQUA PUBBLICA
indice una
CONFERENZA STAMPA
• Per ribadire la ferma opposizione alla fallimentare gestione Gori SpA,
• Per denunciare le posizione politica di chi nell’assemblea dell’ATO 3 del 24 ottobre 2012 ha votato a favore della proposta, che cancella il debito di 157 milioni di euro della GORI nei confronti della Regione Campania.
• Per spiegare le iniziative della Rete per giungere ad una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, nel rispetto del risultato referendario, eliminando il profitto dalla vendita dell’acqua, e con un servizio efficiente e di qualità.
Mercoledì 28 novembre 2012 in
Via Gugliemo Marconi, 32 sede Ass. “Nati due volte”Torre del Greco ore 18.30
Partecipa padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, tra i promotori dei referendum sull’acqua.
La cittadinanza è invitata a partecipare.
Alla Circumvesuviana slittano stipendi
(ANSA) - NAPOLI, 23 NOV - ”Il precipitare della situazione economico-finanziaria di EavBus, unita al deficit di liquidita’ che ormai ci accompagna da alcuni mesi, ci rendono impossibile il pagamento delle retribuzioni del mese di novembre 2012, entro la data prevista del 26 prossimo”. Lo comunica l’ad unico della Circumvesuviana, Gennaro Carbone. L’obiettivo e’ di ”comunicare al piu’ presto la nuova data dell’effettivo pagamento delle retribuzioni”.(ANSA).
Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti 2012: è boom di adesioni
Sono 5.281 le azioni validate della quarta edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti(European Week for Waste Reduction – EWWR), in programma dal 17 al 25 novembre, che si preannuncia come la più partecipata di sempre.
E’ questo il dato comunicato durante la presentazione ufficiale, che si è svolta venerdì 9 novembre ad Ecomondo di Rimini. L’edizione di quest’anno va oltre le aspettative, superando decisamente le oltre 900 azioni validate lo scorso anno, che permisero comunque all’Italia di essere il secondo Paese a livello europeo per numero di progetti.
Alla presentazione sono intervenuti i rappresentanti del Comitato promotore nazionale, composto da Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Federambiente, AICA, Provincia di Torino, Rifiuti 21 Network, Provincia di Roma, Legambiente Erica Soc. Coop. ed Eco dalle Città.
Tra i project developer quest’anno c’è anche il gruppo Intesa Sanpaolo che grazie alla sua adesione ha permesso di raggiungere le 5.281 azioni validate. Nel corso della Settimana presso 4.086 sportelli automatici del gruppo bancario apparirà un messaggio che inviterà i clienti a non stampare la ricevuta dell’operazione.
La novità di quest’anno è l’istituzione del Premio Nazionale Italiano per premiare le azioni più virtuose di ogni categoria che dimostreranno di aver raggiunto gli obiettivi della “Settimana” in visibilità e aspetti comunicazionali; originalità ed esemplarità; qualità del contenuto e concentrazione sulla prevenzione dei rifiuti; riproducibilità dell’azione e follow-up in termini di impatto a lungo termine. Le premiazioni si svolgeranno a Roma il 12 dicembre 2012 nella sala Spazio Europa della rappresentanza in Italia dell’Unione Europea. Grazie all’aiuto di Ecostore, Sartori Ambiente, Edizioni Ambiente e General Beverage. Inoltre quest’anno, con la collaborazione di Evvivanoè esposizioni d’arte di Cherasco (Cuneo) i premiati riceveranno un’opera realizzata appositamente per le premiazioni.
In Italia la “Settimana” è realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, col patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, della Presidenza della Camera dei Deputati e della presidenza del Senato della Repubblica, dell’UNESCO e col sostegno del CONAI come main sponsor e del CIC(Consorzio Italiano Compostatori).
Tutte le informazioni sulla Settimana e l’elenco completo delle azioni suwww.menorifiuti.org. Ulteriori informazioni anche dai media partner dell’edizione 2012: Econews, Rifiutilab, GSA Igiene Urbana, Green report, AlternativaSostenibile, Free Service.
Difendiamo i beni comuni per il futuro delle città e dei territori
Napoli, Italia, 6 settembre 2012
Oltre 250 organizzazioni e reti locali, nazionali ed internazionali degli abitanti, per il diritto ad abitare, impegnate nella lotta per la vivibilità delle città e dei territori, hanno arricchito con 42 iniziative il II Forum Sociale Urbano (FSU) (Napoli, Italia, 3-7 settembre 2012), totalmente indipendente, autogestito e autofinanziato, alternativo al VI World Urban Forum (WUF) di ONU-Habitat, assumendo la responsabilità di un impegno collettivo in difesa del diritto alla città e ai territori dei beni comuni.
Denunciamo con forza:
- il fallimento delle politiche neoliberiste, fondamento di città violatrici dei diritti umani legalmente riconosciuti, accaparratrici rapaci dei territori, delle risorse naturali e dei beni comuni, produttrici di una crisi sistemica, ambientale, alimentare e urbana che conta oltre 1,200 milioni di persone nel mondo escluse da una casa e da un ambiente dignitoso e sicuro, crisi che sta peggiorando drammaticamente con gli oltre 60 milioni di persone sotto sgombero;
- l’attacco al diritto al futuro degli abitanti, di tutti gli esseri viventi e dell’ecosistema, portato dalla globalizzazione finanziaria che vuole cancellare la democrazia per mettere le mani sui beni comuni naturali e sociali, eredità inalienabili della terra e degli abitanti, trasformando la città in mercanzia;
- il ruolo di ONU-Habitat che, con il Manifesto per la città, vuole assumere la leadership della pianificazione urbanistica a-democratica e sviluppista, proponendo partnership che subordinano gli stati e le autorità locali al business privato, consegnando le chiavi delle città e dei territori a chi li vuole usare per speculare, con la falsa promessa di offrire risorse finanziarie necessarie per uscire dalla crisi del debito;
- lo sperpero di danaro pubblico per il WUF di Napoli, che segna inoltre una ulteriore retrocessione rispetto all’Agenda Habitat e al WUF di Rio del 2010, con l’esclusione dall’agenda ufficiale di temi scottanti come gli sfratti, il diritto alla città basato sulla funzione sociale della proprietà e del territorio e sul principio della gestione democratica;
- la stigmatizzazione delle vittime della crisi, gli indebitati con i mutui e gli affitti che, precari o senza lavoro, perdono anche la casa, dei migranti, dei rom, dei poveri;
- la criminalizzazione dei senza casa, di chi lotta per il diritto alla casa, alla terra e per i beni comuni, chiedendo l’immediata liberazione dei due attivisti Tim Sak Mony (Borei Keila) e Yorm Bopha (Boeung Kake) imprigionati a Phon Penh questa settima.
Vogliamo contribuire solidalmente alla rifondazione di città belle e abitabili e di territori aperti a tutti gli abitanti, disegnati sulla base del “buen vivir” e della Carta Mondiale del Diritto alla città.
Confermiamo il nostro impegno per la democrazia partecipativa e diretta, la difesa e la gestione partecipativa dei beni comuni, il riequilibrio del rapporto città-campagna, la funzione sociale della proprietà e la sovranità alimentare, rivendicando responsabilmente il diritto alla resistenza per la loro difesa.
Rivendichiamo politiche abitative, urbanistiche e sociali fondate su di un patto sociale urbano alternativo ai paradigmi neoliberisti, cioé sui diritti umani individuali e collettivi e il diritto degli abitanti di essere creatori di comunità rispettose delle diversità, condizione essenziale per un futuro in armonia con la natura, non clienti-utenti dei territori.
Rivendichiamo il recupero delle risorse necessarie per implementare queste politiche nell’uso sociale e anti-speculativo del demanio pubblico, nell’appoggio dell’autogestione e del saper fare degli abitanti, nella tassazione progressiva dei mercati immobiliari, in particolare degli immobili vacanti, nella liberazione dal giogo del debito sovrano.
Proponiamo una politica contro la mercantilizzazione della città, per il diritto dei suoi abitanti alla participazione nella sua produzione sociale, e per l’equa redistribuzione delle ricchezze.
Lottiamo per la gestione democratica della città, la participacione diretta dei suoi abitanti nella elaborazione, implementazione e controllodelle politiche e del bilancio pubbico.
Sollecitiamo che i progetti che hanno un impatto negativo sulla vita degli abitanti siano preceduti da studi di impatto sociale e ambientale obbligatori e vincolanti basati sulla participazione.
Assumiamo come nostre le lotte e la resistenza per il diritto alla casa e alla città delle organizzazioni di abitanti di Napoli, in particolare contro gli sfratti degli inquilini e ipotecati, contro gli sgomberi dei Rom, per la demolizione delle Vele e il recupero sociale e urbanistico del quartiere Scampia, per la ripubblicizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali, richiesto da 27 milioni di Si al referendum del 2011, per la gestione pubblica e contro l’affidamento alla Romeo delle case popolari, per la difesa della spiaggia per tutti, contributi essenziali per la liberare la città dalla camorra e dalla corruzione.
Appoggiamo con forza le lotte per il diritto alla casa, alla città e ai territori dei beni comuni in Italia e in tutto il mondo, lanciando un appello alla mobilitazione solidale e alla convergenza delle organizzazioni e reti di abitanti e per il diritto ad abitare e alla cittá a livello locale e internazionale, invitando le autorità locali e altre entità che condividono i principi del FSU ad impegnarsi su questi temi, proponendo un’agenda aperta:
- Giornate Mondiali sfratti zero – per il diritto all’habitat (ottobre)
- Raccolta di 1 milione di firme (Iniziativa dei Cittadini Europei) per la gestione pubblica dell’acqua
- Foro Sociale Africa (Kinshasa, 17-20 gennaio 2013)
- Assemblea Mondiale degli Abitanti (FSM Tunisi, 23-28 marzo 2103)
Comitato promotore FSU: www.forumsocialeurbanonapoli.org -info@forumsocialeurbanonapoli.org
IAI: www.habitants.org - info@habitants.org
HIC: www.hic-net.org - gs@hic-net.org





