24 e 25 Aprile, Liberiamo l’acqua!

Aprile 23, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: Acqua 

24-25_Aprile_2013

Il 24 e 25 Aprile si svolgeranno due giornate di mobilitazione in tutta Italia. Saranno giornate in cui i comitati affermeranno che bisogna “liberare l’Acqua”.
Lo facciamo in una giornata simbolica, quella della liberazione dell’Italia dal nazifascmo, perchè sappiamo che l’aspirazione ad una società giusta, equa e libera dalla dittatura è stato ciò che ha mosso la resistenza e, i suoi stessi principi, hanno continuato a vivere in tutte le lotte sociali, di generazione in generazione.
Come abbiamo fatto 3 anni fa, quando iniziammo la raccolta firme per il referendum, prendiamo questa come data simbolica per affermare che quella battaglia è stata vinta ma la guerra è ancora lunga. Infatti ancora oggi la percentuale in bolletta per i profitti garantiti, ovvero la speculazione sull’acqua e il servizio idrico, non è stata abolita; anzi, la tariffa, ricalcolata dall’AEEG, ha semplicemente nascosto sotto un’altra definizione quello stesso meccanismo.
Sappiamo che questi sono giorni difficilissimi, dovuti alla situazione istituzionale ma, ancor di più, di fronte ad una crisi economica e sociale che sta facendo precipitare tutte/i noi. Per questo vogliamo mobilitarci contro le gestioni private, la “tariffa-truffa” dell’AEEG e per l’applicazione dell’esito referendario, ma vogliamo farlo cercando sempre la massima cooperazione e relazione con chi si batte per la difesa dei beni comuni e le altre lotte sociali.
Perchè sappiamo che è ora di riaffermare gli ideali e le speranze che portarono alla liberazione e costruire, oggi, un’alternativa necessaria.
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Napoli
Mercoledì 24, ore 9.00. Incontro pubblico “Ripubblicizzare si può, ripubblicizzare si deve”. Castel dell’Ovo.
Ore 17.00. Marcia alla fontana di Via Partenope, performances e momento finale. Scarica il programmaScarica la locandina

Accaparramento del terreno agricolo, Ue ed Italia sono tornate ai tempi del latifondo

Aprile 18, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: Ambiente 

Non si può neanche più suggerire ai disoccupati di andare a zappare la terra. In Europa e in Italia si diffonde l’accaparramento di enormi estensioni di terreno agricolo da parte di pochi ricchi. Il land grabbingnon è più un fenomeno da Terzo Mondo, o forse anche noi stiamo entrando nel Terzo Mondo.

Negli Stati ex sovietici e negli ex Paesi satelliti dell’Urss (Ucraina, Bulgaria, Romania) hanno fatto shopping di campi oligarchi russi e società cinesi o mediorientali; nell’Unione Europea l’accaparramento si manifesta soprattutto attraverso la concentrazione delle proprietà fondiarie.

Il fenomeno è netto in Italia, dove le aziende agricole sono 1,6 milioni. Di esse, appena 15.000 (lo 0,93%) si spartiscono oltre il 26% dell’intero terreno coltivabile. Allargando ulteriormente la prospettiva, 100.000 aziende (il 6,3%) controllano complessivamente il 46,6% del terreno coltivabile.

Simmetricamente il 93,7% delle aziende agricole – ossia 1,5 milioni – deve accontentarsi di coltivare complessivamente solo il 53,4% dei campi italiani. L’unico paragone possibile è quello con i latifondi della Sicilia ai tempi dei Borbone.

I dati sono stati diffusi ieri dal network di ricercatori riuniti nel Transnational Institute, di cui fa parte anche la famosa Via Campesina. Il rapporto (qui la sintesi) si intitola “Land concentration, land grabbing and people’s struggles in Europe”.

Nell’Unione Europea la metà di tutto il terreno coltivabile è spartito fra il 3% delle aziende.

In Germania a metà degli Anni 60 i proprietari terrieri erano 1,2 milioni. Ora non raggiungono i 300.000. Contemporaneamente il terreno occupato dalle piccolissime aziende familiari è sceso da 123.000 a 20.000 ettari circa. In Andalusia (Spagna) il numero delle aziende agricole è diminuito del 65% circa e il 2% dei proprietari terrieri possiede la metà della terra coltivabile.

La concentrazione della proprietà terriera, dice il rapporto, è stata incoraggiata perchè i contributi dell’Ue all’agricoltura sono strutturati in modo tale da privilegiare le grandiaziende e non ricadono affatto sul territorio come una benefica pioggia uniforme.

Nel caso dell’Italia, lo 0,29% delle aziende agricole ha ottenuto il 18% dei contributi europei. All’interno di questo ristretto gruppo, 150 aziende da sole hanno ricevuto il 6%dei contributi destinati all’Italia.

Il rapporto del Transnational Institute sottolinea che la concentrazione in poche mani del terreno agricolo è un grave errore e i Governi europei farebbero bene ad invertire immediatamente la rotta.

Infatti le piccole aziende contadine hanno un ruolo chiave nel garantire la sovranità alimentare ed offrono alternative valide alla crisi economica ed ecologica globale.

Fonte: http://blogeko.iljournal.it/2013/accaparramento-del-terreno-agricolo-ue-ed-italia-sono-tornate-ai-tempi-del-latifondo/72098?

Forum e Enti locali: No ad ogni tipo di Mafia

Aprile 17, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: Comitato 
sindacoComunicato Stampa

Fuori gli amministratori collusi con organizzazioni malavitose dal Coordinamento degli Enti Locali per l’Acqua Bene Comune

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Coordinamento degli Enti locali per l’Acqua Bene Comune prendono le distanze da Sindaci ed Amministratori Locali che, con i loro comportamenti e collusioni con organizzazioni malavitose, hanno tradito i principi e i valori imprescindibili che caratterizzano la lotta di giustizia in difesa del Bene comune acqua.

Nel ricordare l’importanza dei processi democratici portati avanti dal Forum e dal Coordinamento enti locali, per promuovere una gestione pubblica e partecipata delle risorse idriche, ribadiamo che l’adesione a tali iniziative non può in alcun modo rappresentare un paravento per chi opera nell’illegalità: non c’è ordine del giorno, dichiarazione di principio, proposta di legge che possa valere il prezzo del silenzio.

Si scrive acqua si legge democrazia, non è uno slogan, è un principio fondamentale per la nostra vita e per il futuro dell’umanità.

E’ una pratica che esclude, di fatto, la corruzione e la sopraffazione e che e’ affermazione di trasparenza politica, di legalità amministrativa e di responsabilità sociale.
Pertanto, mantenendo come punto fermo il garantismo e, dunque, la consapevolezza che le trame di singoli non si possano attribuire automaticamente ad interi organi istituzionali, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Coordinamento degli Enti locali per l’Acqua Bene Comune considerano gli Amministratori collusi con la criminalità organizzata non più parte del Coordinamento per decadenza dei requisiti fondamentali e non negoziabili di legalità.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua e il Coordinamento degli Enti locali per l’Acqua Bene Comune sono schierati al fianco di ogni movimento, di ogni cittadino e, più in generale, di tutti coloro i quali si battano contro ogni mafia e contro ogni forma di utilizzo/sfruttamento/
accaparramento che – a ogni livello - queste fanno dei beni comuni, incominciando dall’acqua bene vitale e diritto umano inalienabile.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Coordinamento degli Enti locali per l’Acqua Bene Comune saranno sempre vicini (formalmente e sostanzialmente) a tutti quei Sindaci e amministratori – tanti – che, in linea con i nostri ideali, si battono con onestà, correttezza e trasparenza per il raggiungimento dell’obiettivo comune.
15 Aprile 2013
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Coordinamento degli Enti locali per l’Acqua Bene Comune

Acqua diritto umano in Europa

Aprile 13, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: Acqua 

L’iniziativa dei Cittadini Europei per l’acqua diritto umano chiede alla Commissione Europea che le risorse idriche siano messe fuori dal mercato ed al riparo dai tentativi di privatizzazione. Servono un milione di firme. Per informazioni e per firmare:http://www.acquapubblica.eu/

Ilva di Taranto: domenica il referendum

Aprile 11, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: Ambiente 

Domenica a Taranto si terrà una consultazione referendaria che potrebbe ribaltare il destino eterodiretto degli impianti Ilva e dell’ambiente circostante.

Ilva di Taranto: domenica il referendum

Se infatti la Corte Costituzionale ha decretato legittima la legge cosiddetta salva-Ilva, ed ha quindi rigettato i ricorsi presentati dalla procura di Taranto giudicandoli inammissibili ed infondati, dall’altra parte c’è la consultazione referendaria che si terrà domenica prossima a Taranto e che potrebbe ribaltare le sorti della siderurgia, e dell’ambiente, nella città pugliese.

Il primo quesito che verrà sottoposto all’attenzione dei tarantini recita:

Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’ acciaieria Ilva?

Il secondo quesito invece è più specifico e riguarda l’area a caldo dell’acciaierie Ilva:

Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?

Il destino di Taranto passa, per la prima volta nella storia di questa città, dalle mani dei suoi cittadini: la sentenza della Corte Costituzionale, che si rispetta applicandola ma si può contestare discutendola, conferma l’esigenza di tutelare prioritariamente l’industria dell’acciaio ed i suoi interessi piuttosto che la salute pubblica ed ambientale.

Secondo quanto dichiarato dall’ex parlamentare radicale Elisabetta Zamparutti (che su Taranto ha presentato numerose interrogazioni parlamentari, spesso rimaste lettera morta), e dai radicali Sergio D’Elia e Annarita Digiorgio:

La vittoria del “sì” imporrebbe la ricerca di un’alternativa allo stato attuale che prolunga l’agonia di un impianto obsoleto in nome di una politica industriale legata ad un’idea di sviluppo insostenibile. Invitiamo quindi tutti i cittadini di Taranto, domenica 14 aprile, ad andare a votare.

Il referendum, che non vedrà il terzo quesito promosso dal Comitato Taranto Futura perchè giudicato inammissibile (era relativo agli indennizzi), si basa su due quesiti chiari, limpidi come limpida era un tempo l’acqua del mar piccolo nel golfo della città: non ci sono i classici orpelli“votare si per dire no” o viceversa.

Secondo indiscrezioni, dai risultati del registro Tumori a Taranto, istituito recentemente, emergerebbe un quadro fortemente preoccupante: nel periodo tra il 2006 ed il 2008 sembra che a Taranto ci si ammali statisticamente con più rilevanza rispetto al resto d’Italia. Secondo alcune analisi enunciate in un convegno organizzato oggi a Taranto da Save The Children nel sangue dei bambini tarantini è presente piombo in quantità, un metallo probabilmente cancerogeno per l’uomo (e che certamente non si trova, da solo, nel sangue umano).

Il potere dello Stato si scontrerà domenica con i veleni che uccidono la popolazione; un potere grande, gestito lontano da Taranto: la nomina di Enrico Bondi a nuovo amministratore delegato di Ilva altro non è che un passaggio in più per delineare questo potere, che porta in un modo o nell’altro sempre sul Colle Quirinale di Roma: la decisione del Cda Ilva, che ha confermato Presidente Bruno Ferrante, è un tassello verso la normalizzazione della situazione, ma in verità è evidente che c’è dell’altro.

Nell’ultimo anno Bondi (ex amministratore straordinario di Montedison e Parmalat) ha goduto di una vera e propria escalation della sua carriera: da sempre intimo del presidente Monti, Bondi è stato nominato commissario alla Revisione della Spesa dello Stato italiano il 30 aprile 2012: un commissario straordinario per la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo. Nominato con decreto legge, si è dovuto dimettere meno di un anno dopo (il 7 gennaio 2013) a causa di pressioni politiche dovute al suo nuovo ruolo di supervisore alle liste di Scelta Civica con Monti.

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno

Notizie dal Forum Sociale Mondiale di Tunisi

Aprile 9, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: Acqua, Ambiente 

Tunisi_2013-03-26Con dighe e miniere non c’è sviluppo

Dal Forum Sociale Mondiale a Tunisi – “Le multinazionali energetiche e minerarie vengono nei nostri paesi e quello che si aspettano da noi è che, come cinquecento anni fa, abbassiamo la testa e diciamo sì signore. Noi però non ci pieghiamo. Usciamo in strada a protestare pacificamente e non sappiamo in quanti torneremo a casa. Ma non ci fermiamo” dice Nicanor Alvarado Carrasco del Poject Conga nell’Amazzonia Peruviana.

Al Forum mondiale di Tunisi si discute della perversa relazione tra sfruttamento idroelettrico ed estrazione mineraria.Una relazione indissolubile, considerando che la maggior parte dei nuovi impianti che vengono costruiti nei paesi del sud non sono destinati a produrre energia per le persone, bensì per alimentare le grandi miniere che estraggono materie prime necessarie per il nostro insostenibile stile di vita.“Quante dighe si possono costruire su un fiume?” chiede provocatoriamente Maduresh, attivista del movimento Save Narmada Movement, che da 27 anni si batte per salvare l’omonimo fiume indiano: “Sul Narmada ce ne sono più di mille, di tutte le dimensioni”. Save Narmada Movement negli anni ’90, grazie ad una fortissima solidarietà internazionale, aveva avuto la meglio sulla Banca mondiale, allora principale finanziatore dei grandi sbarramenti, imponendo uno stop durato meno di dieci anni.

A partire dal 2005 la realizzazione dei progetti idroelettrici ha subito una nuova impennata, non solo a causa dell’alleanza di multinazionali e governi corrotti nell’imporre un modello economico basato principalmente sull’estrazione e l’esportazione delle materia prime, ma anche a causa del Meccanismo di sviluppo pulito inserito negli accordi sul clima siglati a Kyoto. Questo permette alle multinazionali del nord di continuare ad emettere CO2 in cambio dello sviluppo di progetti di energia rinnovabile nel sud del mondo.

Un triplo business per le multinazionali occidentali dell’energia, che guadagnano dalle centrali a carbone in Europa, dall’idroelettrico nel sud del mondo e dalla vendita sul mercato dei crediti di carbonio dei certificati di riduzione delle emissioni (CER). Sui CER è inoltre possibile strutturare prodotti finanziari derivati, aggiungendo anche un quarto potenziale guadagno. Re:Common e il Forum italiano dei movimenti per l’acqua hanno illustrato durante la riunione l’esperienza della rete StopEnel, nata con lo scopo di contrastare in maniera sistemica il modello energetico dell’impresa elettrica nazionale e unire le comunità negativamente colpite dai suoi progetti in Italia, America latina ed Europa dell’Est.

Presente anche una folta delegazione di iracheni e kurdi, che grazie anche all’impegno dell’associazione “Un Ponte per…” hanno unito le forze per fermare insieme la costruzione della diga di Ilisu nel Kurdistan turco, recentemente bloccata dalle autorità giudiziarie turche a causa dell’assenza di un’adeguata valutazione di impatto ambientale. Il rafforzamento della lotta contro le dighe e le miniere appare oggi un nodo cruciale per prevenire nuove catastrofi ecologiche.

Di Caterina Amicucci pubblicato su Altreconomia.it

Roccapiemonte. Il TAR boccia la Gori. Acqua nelle mani del comune

Aprile 8, 2013 by admin · Leave a Comment
Filed under: Acqua 

Acqua pubblica: il Tar di Salerno giudica inammissibile il ricorso presentato dalla Gori contro il Comune di Roccapiemonte, unico centro del territorio a non aver ancora ceduto le reti idriche alla società privata. Una prima significativa vittoria per il piccolo centro dell’Agro nocerino, che da otto anni, è in prima linea per scongiurare il rischio privatizzazione. Un vero e proprio braccio di ferro quello tra la Gori e il Comune, che nonostante la sentenza emessa nei giorni scorsi, è comunque, destinato a proseguire.

La Gori aveva impugnato alcune ordinanze firmate dal sindaco Andrea Pascarelli e una delibera di consiglio comunale, con le quali l’amministrazione comunale aveva disposto che la gestione del servizio idrico integrato doveva conutinuare ad essere espletato dalle strutture comunali. I giudici del tribunale amministrazione, nella sentenza hanno evidenziato «che l’ordinanza contestata è stata revocata e che la delibera di consiglio, essendo un atto di indirizzo contrario al passaggio della gestione del servizio idrico integrato alla Gori, non è un atto a contenuto direttamente lesivo».

I giudici hanno anche respinto la richiesta di risarcimento danni, avanzata dalla Gori che aveva chiesto circa due milioni di euro. Dopo otto anni di battaglia, arriva un primo significativo risultato per l’amministrazione rocchese e per i comitati che si battono per la gestione pubblica dell’acqua. la sentenza non risolve definitivamente la diatriba. La Gori, infatti, ha già presentato un nuovo ricorso al Tar di Napoli contro una nuova ordinanza emessa dal sindaco per evitare la cessione delle reti idriche. Il sindaco Pascarelli, però, si dice soddisfatto dopo questo primo importante traguardo.

«Questa sentenza ci stimola a proseguire nel solco tracciato e ad andare avanti nella battaglia contro la privatizzazione dell’acqua -ha affermato il primo cittadino-. Inoltre, credo che l’attuale momento politico sia più favorevole rispetto al passato; altri sindaci insoddisfatti della gestione Gori sembrano propensi a far sentire la loro voce. La sentenza del Tar di Salerno è per noi importante anche perchè i giudici non hanno accolto la richiesta di risarcimento danni». Sulla stessa scia l’assessore Luisa Trezza: «E’ una bellissima notizia – ha commentato-, anche se non dirime questioni di fondo, la sentenza rende valida la strategia di resistenza del comitato e del comune di Roccapiemonte. Non cantiamo vittoria ma siamo pronti a continuare la lotta che abbiamo avviato contro la privatizzazione dell’acqua»
Tiziana Zurro  - Fonte: http://www.agro24.it

Conferenza Stampa ALEX ZANOTELLI 28-11-2012

Novembre 27, 2012 by admin · Leave a Comment
Filed under: Acqua 

LA RETE CIVICA ATO 3 PER L’ACQUA PUBBLICA

indice una
CONFERENZA STAMPA

• Per ribadire la ferma opposizione alla fallimentare gestione Gori SpA,
• Per denunciare le posizione politica di chi nell’assemblea dell’ATO 3 del 24 ottobre 2012 ha votato a favore della proposta, che cancella il debito di 157 milioni di euro della GORI nei confronti della Regione Campania.
• Per spiegare le iniziative della Rete per giungere ad una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico, nel rispetto del risultato referendario, eliminando il profitto dalla vendita dell’acqua, e con un servizio efficiente e di qualità.

Mercoledì 28 novembre 2012 in
Via Gugliemo Marconi, 32 sede Ass. “Nati due volte”Torre del Greco ore 18.30

Partecipa padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, tra i promotori dei referendum sull’acqua.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

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